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Il papa visita i pentecostali, l’Alleanza Evangelica: “persistono le divisioni”

30/7/2014

Intervista rilasciata dal vice-presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, Leonardo De Chirico

Il clamore destato è davvero ecumenico e interreligioso. Almeno quello. Papa Francesco ha incontrato oggi a Caserta, presso la Chiesa della Riconciliazione, il pastore evangelico Giovanni Traettino, suo vecchio amico. Ma di curioso c’è, soprattutto, la tempistica. L’incontro, che Bergoglio ha voluto mantenere privato, è avvenuto infatti a poco più di una settimana dalla tavola rotonda “Il cattolicesimo contemporaneo: una prospettiva evangelica”, organizzata ad Aversa. Allora, diverse realtà interne alla confessione protestante, tra cui l’Alleanza evangelica italiana, la Federazione delle chiese pentecostali e le Assemblee di Dio in Italia, avevano ribadito l’inconciliabilità della visione evangelica con l’istituzione cattolica.

“È cambiato l’atteggiamento della chiesa romana, non la sostanza – spiega Leonardo De Chirico, vicepresidente dell’AEI, pastore e promotore della tavola rotonda – La chiesa cattolica non è intervenuta in nessuno degli ambiti che, cinque secolo or sono, hanno portato alla Riforma protestante: sola Scrittura, solo Cristo, sola grazia. Va bene l’amicizia, va bene la collaborazione ove possibile, ma bisogna fare attenzione”.

Il passo da Aversa a Caserta è breve, una ventina di chilometri e poco più. Una distanza infinitesimale, se rapportata a quella espressa dal documento pubblicato dall’Alleanza evangelica dopo la tavola rotonda. “Ma l’obiettivo non era questo incontro – prosegue il pastore De Chirico – Sappiamo che in passato Giovanni Traettino aveva avuto contatti, talvolta dagli sviluppi teatrali, con alcuni movimenti della chiesa cattolica. Poi la dichiarazione ‘Dominus Iesus’, firmata dall’allora cardinale Ratzinger nel 2000 e che ribadiva che la chiesa era una sola, quella cattolica, congelò i rapporti. L’elezione di papa Francesco ha ripristinato questo flirt, facilitato dalla loro frequentazione in America latina”.

Il documento redatto dall’AEI dopo la tavola rotonda parla di “insegnamenti incompatibili”, come quello di una “chiesa che si sente mediatrice di salvezza e che presenta altre figure come mediatrici di grazia”, che ha aggiunto “dogmi (come quelli mariani) alla fede una volta e per sempre trasmessa ai santi” e che “ha il suo cuore in uno stato politico, retaggio di una chiesa imperiale da cui ha assunto titoli e prerogative”. “Non è un antagonismo pregiudiziale, né una chiusura al dialogo – aggiunge ancora De Chirico – L’unità e l’ecumenismo sono obiettivi da perseguire, così come insegna la Bibbia, attraverso verità e carità. Non una senza l’altra. L’unità può avere come unico collante la Parola di Dio. La chiesa cattolica parla di grazia ma poi la mischia alle opere e ai sacramenti, si fa chiamare chiesa di Cristo ma ha un background imperiale, dice di valorizzare la Bibbia ma poi la subordina alla tradizione. E non ultimo si assume la responsabilità di riconoscere nel vicario di Cristo la persona che oggi ha incontrato il pastore Traettino”.

Non di meno, anche negli ambienti evangelici risulta crescente un sentimento di apertura e apprezzamento, in particolare dall’elezione di papa Bergoglio. “Quello che registriamo è un cambiamento nell’atteggiamento – prosegue ancora il vice presidente dell’Alleanza – La chiesa romana, che per anni ci ha perseguitati, oggi ci abbraccia. È quello che Francesco fa anche nei confronti degli atei, degli ebrei e dei musulmani. Tutti uniti in un sentimento di comune umanità. Ecco, questo tipo di unione è quello che stigmatizziamo. Non più di qualche giorno fa, durante il saluto per la fine del Ramadan, il Vaticano si è rivolto ai musulmani come ‘fratelli e sorelle’, distorcendo il significato della fratellanza, che è proprio della Bibbia. La chiesa cattolica ha perseguito in passato le sue mire imperialiste attraverso scomuniche e azioni militari. Quello che noi avvertiamo, è che oggi abbia intrapreso la strada degli abbracci e dei sorrisi”.

Nonostante quella che appare una chiusura piuttosto netta – rimarcata tra l’altro dal comunicato, all’interno del quale non si ritiene “di poter dare inizio e corso a qualsiasi iniziativa o apertura ecumenica nei confronti della Chiesa Cattolica Romana invitando tutti gli evangelici a livello nazionale ed internazionale ad esercitare un sano discernimento biblico” – sta di fatto che la massima autorità cattolica è stata ricevuta da un pastore pentecostale ed ha pranzato con 350 membri della chiesa. Segno che le divisioni persistono, ma anche all’interno della sola realtà evangelica. “Il 19 luglio (giorno della tavola rotonda, ndr) abbiamo avuto adesioni importanti come quella delle ADI e della Chiesa Apostolica e delle Congregazioni pentecostali. È stato, in un certo senso, un momento di ecumenismo interno. Abbiamo riflettuto insieme sulle sfide che ci attendono e soprattutto sul recente atteggiamento della chiesa cattolica nei nostri confronti. Non si tratta di un antagonismo legato all’ideologia o a un passato in cui siamo stati perseguitati, sebbene non lo dimentichiamo e non ne siamo schiavi – conclude De Chirico – Per l’unità, però, c’è bisogno di condivisione sui fondamenti del vangelo”. Che ancora non c’è.

Fonte: www.buonanotizia.org

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Lumen Fidei. La prima enciclica di Papa Francesco

8 luglio 2013

Come supreme autorità della Chiesa Cattolica Romana, i Papi scrivono encicliche per esporre gli aspetti della fede cristiana che ritengono particolarmente rilevanti o importanti per il loro tempo. Le encicliche segnano il profilo teologico di un dato pontificato e ne forniscono un griglia interpretativa. E’, quindi, interessante leggere la prima enciclica di Papa Francesco che si intitola Lumen Fidei (LF), la luce della fede. E’ il primo lavoro teologicamente articolato di Bergoglio da quando è diventato Papa Francesco.

Il primo elemento degno di nota è che in realtà si tratta di un lavoro che viene da Benedetto XVI, ora Papa emerito. Ratzinger aveva pianificato una trilogia di encicliche sulle virtù teologali: amore, speranza e fede (in questo ordine). A questo proposito ha scritto Deus caritas est (2005) e Spe Salvi (2007) ed era in procinto di pubblicare quella finale sulla fede, avendo già completato la prima bozza. Le sue dimissioni inaspettate nel febbraio 2013 hanno di fatto congelato il progetto. Evidentemente, però, Ratzinger ha passato il manoscritto a Francesco che ha pensato di firmarlo come parte del suo insegnamento e dopo l’aggiunta di “un paio di contributi” da parte sua (7). Siamo quindi di fronte ad una enciclica firmata da Francesco, ma in gran parte frutto del pensiero di Benedetto XVI.

Il contributo di Ratzinger è evidente in tutto il testo. Quasi tutte le citazioni provengono dalla tradizione tedesca (ad esempio F. Nietzsche, 2; M. Buber, 13; R. Guardini, 22; L. Wittgenstein, 27; H. Schlier, 30) o dalla grande cultura europea (Dante, 4; J.-J. Rousseau, 14; F. Dostoevskij, 16; J.H. Newman, 48; T.S. Eliot, 75). E’ chiaro che uno studioso come Ratzinger stia dietro queste discussioni. L’amato Agostino è di gran lunga il più citato Padre della chiesa (ad esempio 10, 15, 19, 23, 31, 33, 43, 48). E’ stata la teologia di Agostino ad essere oggetto della ricerca di dottorato di Ratzinger. I temi e il tono del pensiero di Ratzinger sono anche fortemente riflessi nel modo in questa Enciclica si occupa della questione della verità e del relativismo (ad esempio 25), o della modernità e del suo “totalitarismo” che esclude la fede (ad esempio 54).

Apparentemente Francesco è a proprio agio con tutto questo e quindi non ha operato cambiamenti o modifiche. LF ricorda “il dono della successione apostolica” attraverso la quale alla memoria della Chiesa è data continuità (49) e l’enciclica stessa testimonia la successione ininterrotta del Papato, anche per quanto riguarda la dottrina.

LF è una lunga riflessione sulla fede, divisa in quattro parti. Si inizia con il personaggio biblico di Abramo e la successiva storia del popolo di Israele. Il linguaggio è biblico (per esempio, la fede è l’opposto dell’idolatria, 13) e il tono è evangelico (ad esempio, la fede è un “incontro personale”, 13). A un certo punto il testo si spinge fino a dire che “crediamo in Gesù quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui” (18). Fermandosi qui, si potrebbe pensare che questo sia un documento evangelico che sottolinea il linguaggio personale della fede. Questa non la storia intera, tuttavia.

Continuando a leggere si trova una sezione intitolata “La salvezza per fede”. Si noti l’assenza dell’avverbio “sola”, che è ovviamente fondamentale per la comprensione evangelica della salvezza. La Riforma protestante del XVI secolo ha insistito sul fatto che la salvezza è “per sola fede”, ma dal Concilio di Trento in poi, la Chiesa cattolica non ha accettato la dottrina della salvezza per sola grazia mediante la sola fede. Infatti, Francesco scrive che “L’inizio della salvezza è l’apertura a qualcosa che precede” (19). La fede, suggerisce il Papa, è solo l’inizio del processo, ma il cammino del credente richiede la fede più le opere, la fede attraverso i sacramenti, e la fede con la Chiesa che impartisce i sacramenti. In altre parole, la fede della LF è la fede che il Concilio di Trento ha definito nei suoi decreti e canoni. Parte del linguaggio è diventato evangelico, ma al suo centro la sostanza teologica è rimasta tridentina.

La terza parte della LF spiega nel dettaglio come ciò avvenga. Qui Francesco (e Benedetto) vuole sottolineare il fatto che la Chiesa è “la madre della nostra fede” (37-38). La nostra fede non è mai nata in noi stessi come individui, ma ci precede e ci segue. E’ attraverso “la Tradizione apostolica conservata nella Chiesa” che la fede nasce e si nutre. Citando il Concilio Vaticano II, Francesco scrive che la Chiesa “racchiude tutto quello che serve per vivere la vita santa e per accrescere la fede del Popolo di Dio, e così nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” (40). Non è più la Parola di Dio che apre la strada, ma la Chiesa. Il modo in cui lo fa è attraverso i sacramenti. In un passaggio rivelatore, LF dice che “la fede stessa ha una struttura sacramentale” (40). Secondo LF, la fede è un incontro personale, ma la fede è anche ricevuta attraverso i sacramenti. Queste sono le due facce della stessa medaglia. Quello che segue è una breve spiegazione della dottrina cattolica romana della rigenerazione battesimale (41-43) e dell’Eucaristia (44-45), che sono la porta della fede e la sua espressione più alta. Il Papa continua a dire che questa dottrina è una ed integra, vale a dire che le dimensioni personali e sacramentali della fede sono indivise (47-49).

Come in tutte le encicliche, anche LF termina con una invocazione a Maria, “Madre della Chiesa, Madre della nostra fede” (58-60). Mentre i discepoli chiesero a Gesù di aumentare la loro fede (Luca 17,5), LF si conclude con una preghiera a Maria: “Aiuta, o Madre, la nostra fede”.
Lumen Fidei ben raffigura l’impiego attuale del linguaggio evangelico in importanti settori della Chiesa cattolica romana. Esso è iniziato con la parola “evangelizzazione” e ora prosegue con la fede come “incontro personale”. L’uso di tale espressione, tuttavia, deve essere messo nel contesto della tradizionale dottrina cattolica romana che è tridentina, sacramentale e mariana.

60. Los primeros 100 días del papa Francisco

El tema es aprovechar este evento simbólico para empezar a advertir lo que está surgiendo en lo que se refiere a la interpretación del papado de Francisco.

30 DE JUNIO DE 2013

Hace algo más de cien días, el 12 de marzo de 2013, el Cardenal Bergoglio fue elegido para ocupar la “silla de Pedro” convirtiéndose en el papa Francisco, el 266º Papa de la Iglesia Católico Romana.

Esta cuenta da por hecho que Pedro fue el primer Papa y que una cadena ininterrumpida de sucesores ha continuado hasta ahora.

Esta consideración teológica de la historia de la Iglesia es, por supuesto, discutible pero esta no es ahora la cuestión. El tema es aprovechar este evento simbólico para empezar a advertir lo que está surgiendo en lo que se refiere a la interpretación del papado de Francisco.

EXPOSICIÓN CONTINUA
Francisco habla en público cada día. Celebra la misa todas las mañanas a las siete y un sumario de su homilía diaria está rápidamente disponible para los medios de comunicación. La esencia de la misma se publica en el Twitter.

Sus discursos son mucho más sencillos y cortos que los de Benedicto XVI, el lenguaje es espontáneo y la estructura frecuentemente pone de relieve palabras sueltas importantes que forman el cuerpo de su reflexión. Siempre hay una aplicación personal y el destinatario de la misma es “nosotros” más que “vosotros” o “ellos”.

Utiliza muy pocas citas procedentes de la tradición de la Iglesia (los Padres de la Iglesia estaban siempre presentes en las charlas de Ratzinger) y más referencias a los episodios de la vida diaria y citas bíblicas.

A Francisco le gusta estar rodeado de gente. Escogió no vivir aislado en los apartamentos papales sino permanecer en la casa de huéspedes del Vaticano, compartiendo el comedor y otros espacios comunes con otras personas. Sus audiencias públicas de los miércoles en la plaza de San Pedro son menos concentradas en las palabras y están más dedicadas a las interacciones personales.

Normalmente, da la vuelta alrededor de la plaza, se para aquí y allá para tocar a la gente, besar a los bebés y jugar con los niños intercambiando sombreros y recibiendo regalos. El aspecto emocional predomina sobre el cognitivo. Francisco se parece poco a un Papa hierático e inalcanzable y más a un Papa tipo paternal o “hermano mayor”, que muestra toda su encantadora personalidad.

DEL FIN DEL MUNDO A LOS CONFINES DEL MUNDO
Cuando fue elegido, Francisco dijo que venía del “fin del mundo”. Ratzinger había venido del “corazón” de Europa y él viene de los límites del globo partiendo de una perspectiva occidental o Eurocéntrica.

Es consciente de sus orígenes en el sur Global y su historial también determina su objetivo. A menudo dice que la misión de la Iglesia es ir a las periferias del mundo y ser atraídos por aquellos que están fuera de los diferentes centros de poder e influencia.

De donde él viene es donde quiere ir.Ahora que dirige el “centro” de una institución global, será interesante ver que significa ir a las periferias para una organización centralizada y autorreferente como es el Vaticano. Francisco parece dispuesto a desplazar la atención hacia los confines del mundo, geográfica y socialmente.

INFILTRACIÓN EN LUGAR DE CONFRONTACIÓN
Su estilo de razonamiento también se está superando. Mientras que Ratzinger solía ser visto como conflictivo en su acercamiento a la cultura occidental (a menudo golpeando la cabeza del “nihilismo”, la “dictadura del relativismo”, etc.) a Bergoglio se le percibe como una persona apacible que estimula la atención en vez de machacar a sus oyentes.

En los temas de la vida es tradicional pero no de una forma fastidiosa para la gente secular. En el matrimonio es conservador pero capaz de mantener un diálogo abierto con el “lobby gay”.

Su estrategia parece ser la de la infiltración más que la de la confrontación.

Sobre el diálogo interreligioso siempre hace hincapié en la hermandad de todas las personas religiosas, dejando de lado las cuestiones controvertidas. La misericordia tiene la última palabra. El tiene una actitud de abrazar antes que una perspectiva de tira y afloja.

ECUMENISMO ESPIRITUAL
Su talante fraternal también es cierto en lo que se refiere al ecumenismo. Francisco habla mucho acerca de la unidad de los cristianos y enfatiza la importancia de la plegaria común y las relaciones fraternales.

Técnicamente, esto es todo sobre el “ecumenismo espiritual”, es decir, la unidad que se expresa en la oración conjunta, aunque no ha utilizado este lenguaje hasta ahora.

A todos los homólogos no católicos, desde los liberales protestantes a muchos evangélicos, parece gustarles esta actitud y tienen la impresión de que es fácil de llevar por lo que a la unidad se refiere.

En una reciente audiencia en la plaza de San Pedro dijo que había pasado media hora en oración con un pastor evangélico italiano (19 de Junio). Poca gente prestó atención a lo que había dicho antes, o sea, que la unidad significa estar en comunión con el Papa y los obispos.

Más allá del lenguaje aparentemente paulino, avaló el punto de vista católico romano de que la unidad significa estar cum Petro (con Pedro) y sub Petro (bajo Pedro). La relación con el Papa define la unidad cristiana. Entretanto, él ha sido abiertamente mariano en sus devociones y muy centrado en la Eucaristía en sus enseñanzas.

POBREZA, POBREZA …
La pobreza es un lema del pontificado de Bergoglio. La elección del nombre Francisco indicaba todo un programa. Sin duda, le ha dado una tendencia más sobria a lo que significa “vivir como un Papa”.

Lleva una cruz de hierro en lugar de una de oro. Usa vestiduras menos lujosas y pide un estilo de vida sencillo.

En un comentario sobre los recientes escándalos financieros, humorísticamente dijo que Pedro ¡no tenía ningún banco! El problema es que el Papa ¡tiene un banco! ¿Tendrá Francisco el valor de cerrarlo?

La referencia a Francisco de Asís marca su grandeza pero quizás también sus límites. Francisco habló de la pobreza y vivió en la pobreza en el siglo XIII, pero la Iglesia que presentaba permaneció opulenta y siguió en la consecución de sus asuntos mundanos.

¿Será capaz o estará dispuesto el papa Francisco de llevar a cabo en la Iglesia las prácticas que marcan la sencillez y la frugalidad? Tal vez deberíamos esperar otros cien días antes de contestar.

Traducción: Rosa Gubianas

 

Tre mesi con Papa Francesco. Primo bilancio

Un’intervista a Leonardo De Chirico (12/6/2013)

Sono passati tre mesi dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio a Papa Francesco (12/3/2013). Dopo il clamore delle dimissioni di Benedetto XVI e la sorpresa per il primo papa latinoamericano, è forse giunto il tempo delle prime valutazioni. Ne abbiamo parlato con Leonardo De Chirico, teologo evangelico italiano e partecipante al dialogo tra l’Alleanza Evangelica Mondiale ed il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani.

 Con l’elezione di Papa Francesco è stata data l’impressione che si sia trattato di una “novità”. E’ così?

 A dire il vero, Bergoglio è stato il candidato che, nel conclave del 2005 che elesse Ratzinger, ha raccolto i voti del gruppo favorevole al card. Martini. Gesuita come Martini, fu percepito come il candidato dei “progressisti” e comunque di quelli che non volevano Ratzinger. Il fatto che abbia sempre avuto un profilo poco appariscente non lo rende certo un “parvenu”. Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998, cardinale dal 2001, Bergoglio è tutt’altro che una novità. E’ parte dell’establishment cattolico dai tempi di Giovanni Paolo II.

 Eppure ha dato l’impressione di imprimere una certa discontinuità rispetto al recente passato …

 Sì, certo, la scelta del nome (Francesco) vuole evocare una preferenza per la povertà, anche se bisogna ricordare che Francesco d’Assisi volle la povertà per sé ma legittimò l’opulenza della chiesa di Innocenzo III. In altre parole, pensò alla povertà come ad una scelta di pochi, non come alla prassi della chiesa istituzionale. Papa Francesco ha parlato di povertà e ha dato qualche segnale di uno stile di papato più sobrio e frugale. Tuttavia, un conto è cercare di accattivarsi l’opinione pubblica con qualche gesto pauperistico, altro è smantellare la potenza patrimoniale, economica e finanziaria della chiesa. Sinora è tutto come prima.

 Perché è stato scelto Bergoglio?

 Direi due motivi. Primo per marcare una cesura rispetto a Benedetto XVI. Negli ambienti ufficiali, nessuno mai dirà che il papato Ratzinger sia stato un fallimento, ma la scelta di Bergoglio è un’ammissione evidente. Ratzinger doveva riportare il vecchio mondo all’ordine, ma ha contribuito al suo ulteriore allontanamento dalla chiesa. Doveva esaltare l’ortodossia dottrinale, ma le ragioni per cui sarà ricordato saranno gli scandali dei Vatileaks, degli abusi sessuali, degli conflitti dentro la curia romana, ecc. Con la scelta di Bergoglio, l’enfasi passa dalla dottrina alla pastorale, dal papa professore al papa comunicatore, dal confronto con il post-illuminismo occidentale al dialogo con le masse più semplici intellettualmente del sud del mondo. Dalle parole d’ordine ratzingeriane “fede e ragione” a quelle bergogliane “misericordia e semplicità”. Il cattolicesimo fluttua costantemente tra queste polarità e l’elezione di Bergoglio è un chiaro indicatore della ricerca di un nuovo equilibrio interno.

 La seconda ragione?

E’ una considerazione geo-politica. L’asse del cristianesimo si è spostato nell’emisfero sud. La speranza con Ratzinger era di recuperare l’Occidente, ma questa “mission” è fallita. Nel frattempo, la chiesa cattolica sta correndo il rischio di perdere, oltre l’Europa secolarizzata, anche l’America Latina con l’avanzata delle chiese evangeliche. Sino ad ora, la politica cattolica è stata quella di bollare gli evangelici come “sette”, ma ciò non ha fermato l’erosione a favore degli evangelici. Ora la chiesa cattolica mette a presidio del continente niente meno che il papa. In America Latina si gioca evidentemente una partita importante per i prossimi decenni.  Il fatto che Bergoglio sia argentino di famiglia italiana segna la volontà di occuparsi di quel continente senza perdere di vista l’Europa.

 Gli evangelici nel mondo hanno generalmente salutato calorosamente l’elezione di Francesco …

 In America Latina abbiamo assistito al prevalere di un sentimento nazional-sportivo, con toni da curva da stadio. La reazione emotiva ha innescato un’identificazione come se Bergoglio fosse la “star” che interpreta il riscatto di un continente. Queste reazioni hanno mostrato un carattere evangelico per certi versi superficiale e ingenuo. Ha fatto un certo effetto vedere un papa che è stato eletto soprattutto per contrastarli venire salutato dagli evangelici come un “campione” nazionale.

 Nel frattempo, quali segnali sta dando il Papa rispetto ai temi cari agli evangelici?

 Il primo discorso da Papa è stato infarcito di riferimenti alla Madonna. Il primo atto da Papa è stato affidare il mondo a Maria. Stiamo assistendo ad una sorta di ri-marianizzazione del papato. Altri suoi accenni hanno marcato il forte tratto universalistico del cattolicesimo, come il recente riferimento alla salvezza di tutti, atei compresi. Nei suoi interventi, è costante la sottolineatura dei punti cardine della dottrina cattolica. Il tutto è anche condito con un linguaggio che sembra essere vicino a quello evangelico. Ma occorre saper andare oltre i frammenti e le suggestioni per vedere la “cattolicità” molto avvolgente e molto tradizionale del messaggio di Francesco.

59. El Vaticano en ‘La Bienal de Venecia’

El arte contemporáneo sigue siendo profundamente religioso pero parece ser que la historia cristiana apenas lo desafía y lo provoca.

09 DE JUNIO DE 2013

Hoy en día “las artes” es un término que cautiva la imaginación de muchos círculos evangélicos. Actualmente si quieres ser moderno y relevante, tal como seguramente deseas ser en tu ministerio, debes hablar sobre las artes. No obstante, el problema con toda esta charla acerca de las artes es que es difícil aportar algo de manera inteligente si no hay un conocimiento profundo y experiencia de la materia.

No es tanto una cuestión de relación personal o preparación, sino más bien un asunto de insensibilidad cultural que a veces raya la ingenuidad.

Hablando en términos generales, la cultura evangélica se ha configurado en gran medida por una actitud recelosa hacia las artes, invirtiendo más en la eficacia que en la estética, tratando de alcanzar más resultados que belleza y con miras a la mente más que a inspirar la imaginación.

Nuestros sentidos están mal aclimatados a la vida artística y, por consiguiente, no pueden alimentarse con los signos y los símbolos. El resultado es que lo que producimos en función de obras de arte es con frecuencia, desconcertante, y lo que decimos sobre las artes es superficial. Pero esto es únicamente una parte de la historia.

La tradición católico romana, sin embargo, ha seguido otra dirección, yendo tal vez al extremo opuesto. Allí encontramos una saturación de las artes hasta el punto en que puede existir el riesgo de idolatrarlas.

Una vez dicho esto, todas las tradiciones cristianas tienen un problema con las artes. Desde finales del siglo XIX, las artes contemporáneas han abandonado en gran parte su habitual inspiración cristiana.

“La Iglesia” ha dejado de ser considerada la casa de las artes y los artistas en general se han sentido alienados por el cristianismo y la iglesia. Como consecuencia de todo ello hemos presenciado una ruptura significativa entre los dos.

El arte contemporáneo sigue siendo profundamente religioso pero parece ser que la historia cristiana apenas lo desafía y lo provoca.

REAPERTURA DEL DIÁLOGO IGLESIA CATÓLICA-ARTE
¿Cómo está tratando el Vaticano este asunto? El Vaticano piensa y actúa institucionalmente a través de su Consejo Pontificio para la Cultura.

Su presidente el Cardenal Gianfranco Ravasi, ha dicho repetidas veces que la ICAR necesita un cauce de diálogo con los artistas. En 2009, durante el pontificado de Benedicto XVI, organizó una reunión de cientos de artistas internacionales con el Papa en la Capilla Sixtina.

Allí, en el “templo” donde se celebró el matrimonio entre la Iglesia y las artes (pensemos en Miguel Angel pintando para varios pontífices), el Papa reafirmaba el hecho de que la ICAR acostumbraba a ser y todavía lo es el “hogar” y la “madre” de las artes. Añadió que no hay ninguna razón para que ambas se divorcien y todas las razones para reafirmar su mutua amistad.

UNA EXPOSICIÓN VATICANA EN VENECIA
Después de mucha charla y discusión, el Vaticano participará pronto en una exposición de arte mundialmente famosa: la Bienal de Venecia. Ha sido durante un siglo una de las más prestigiosas instituciones culturales del mundo.

Desde su fundación en 1895, ha estado en la vanguardia, promocionando nuevas tendencias artísticas y organizando eventos internacionales relativos a las artes contemporáneas: el Festival Internacional de Cine, la Exposición Internacional de Arte y la Exposición Internacional de Arquitectura, así como también el Festival de Música Contemporánea y el Festival del Teatro, ahora acompañado por el Festival de Danza Contemporánea.

La 55ª Exposición Internacional de Arte estará abierta al público desde el 1 de Junio hasta el 10 de Noviembre de 2013, en el Giardini, el Arsenale y en varios recintos de los alrededores de la ciudad de Venecia.

La exposición vaticana se titula “In Principio” (En el Principio) y contiene obras de artistas tales como Josef Koudelka, Lawrence Carroll y Studio Azzurro.

Esta es la descripción que hace el Consejo Pontificio: Para la primera participación de la Santa Sede con Pabellón propio en la Bienal de Venecia, hemos elegido un tema que es fundamental para la cultura y la tradición de la Iglesia y una fuente de inspiración para muchos artistas: las historias que se cuentan en el Libro de Génesis. En concreto, el foco está en los primeros once capítulos, puesto que éstos están dedicados al misterio de los orígenes del hombre, la introducción del mal en la historia y nuestra esperanza y proyectos futuros después de la devastación que está representada simbólicamente por el Diluvio. Varios debates de amplio alcance sobre la multiplicidad de los temas llevaron a tres áreas temáticas que se escogieron entre las de los artistas que habían participado: Creazione (la Creación), De-Creazione (la Descreación) y el Nuevo Hombre o Ri-Creazione (la Recreación). Fascinante.

LOS DOS ENFOQUES
¿Se reabrirá el diálogo con esta exposición? Es difícil decirlo. Lo que quizás vale la pena destacar, no obstante, es la diferencia entre los enfoques evangélicos y los católico romanos sobre el tema.

Mientras que los evangélicos tienden a trabajar de abajo hacia arriba desde un nivel de las bases, la IglesiaCatólicaelije trabajar de arriba hacia abajo, es decir, desde las exposiciones de arte ya acreditadas hasta los mundos de los medios de comunicación, la erudición y la opinión pública.

Mientras los evangélicos trabajan de forma aleatoria y sin relación entre ellos, la Iglesia Católica parece tener una estrategia a largo plazo que busca implementar gradualmente.

Mientras los evangélicos creen ingenuamente que si ellos hablan sobre las artes las están “impactando” y “cambiarán las cosas”, la Iglesia Católica es más consciente de la necesidad de trabajar en las instituciones de las artes con el fin de esperar un resultado significativo.El camino puede que sea más largo, pero los efectos tal vez sean menos efímeros.