Category Archives: Other articles

Lumen Fidei. La prima enciclica di Papa Francesco

8 luglio 2013

Come supreme autorità della Chiesa Cattolica Romana, i Papi scrivono encicliche per esporre gli aspetti della fede cristiana che ritengono particolarmente rilevanti o importanti per il loro tempo. Le encicliche segnano il profilo teologico di un dato pontificato e ne forniscono un griglia interpretativa. E’, quindi, interessante leggere la prima enciclica di Papa Francesco che si intitola Lumen Fidei (LF), la luce della fede. E’ il primo lavoro teologicamente articolato di Bergoglio da quando è diventato Papa Francesco.

Il primo elemento degno di nota è che in realtà si tratta di un lavoro che viene da Benedetto XVI, ora Papa emerito. Ratzinger aveva pianificato una trilogia di encicliche sulle virtù teologali: amore, speranza e fede (in questo ordine). A questo proposito ha scritto Deus caritas est (2005) e Spe Salvi (2007) ed era in procinto di pubblicare quella finale sulla fede, avendo già completato la prima bozza. Le sue dimissioni inaspettate nel febbraio 2013 hanno di fatto congelato il progetto. Evidentemente, però, Ratzinger ha passato il manoscritto a Francesco che ha pensato di firmarlo come parte del suo insegnamento e dopo l’aggiunta di “un paio di contributi” da parte sua (7). Siamo quindi di fronte ad una enciclica firmata da Francesco, ma in gran parte frutto del pensiero di Benedetto XVI.

Il contributo di Ratzinger è evidente in tutto il testo. Quasi tutte le citazioni provengono dalla tradizione tedesca (ad esempio F. Nietzsche, 2; M. Buber, 13; R. Guardini, 22; L. Wittgenstein, 27; H. Schlier, 30) o dalla grande cultura europea (Dante, 4; J.-J. Rousseau, 14; F. Dostoevskij, 16; J.H. Newman, 48; T.S. Eliot, 75). E’ chiaro che uno studioso come Ratzinger stia dietro queste discussioni. L’amato Agostino è di gran lunga il più citato Padre della chiesa (ad esempio 10, 15, 19, 23, 31, 33, 43, 48). E’ stata la teologia di Agostino ad essere oggetto della ricerca di dottorato di Ratzinger. I temi e il tono del pensiero di Ratzinger sono anche fortemente riflessi nel modo in questa Enciclica si occupa della questione della verità e del relativismo (ad esempio 25), o della modernità e del suo “totalitarismo” che esclude la fede (ad esempio 54).

Apparentemente Francesco è a proprio agio con tutto questo e quindi non ha operato cambiamenti o modifiche. LF ricorda “il dono della successione apostolica” attraverso la quale alla memoria della Chiesa è data continuità (49) e l’enciclica stessa testimonia la successione ininterrotta del Papato, anche per quanto riguarda la dottrina.

LF è una lunga riflessione sulla fede, divisa in quattro parti. Si inizia con il personaggio biblico di Abramo e la successiva storia del popolo di Israele. Il linguaggio è biblico (per esempio, la fede è l’opposto dell’idolatria, 13) e il tono è evangelico (ad esempio, la fede è un “incontro personale”, 13). A un certo punto il testo si spinge fino a dire che “crediamo in Gesù quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui” (18). Fermandosi qui, si potrebbe pensare che questo sia un documento evangelico che sottolinea il linguaggio personale della fede. Questa non la storia intera, tuttavia.

Continuando a leggere si trova una sezione intitolata “La salvezza per fede”. Si noti l’assenza dell’avverbio “sola”, che è ovviamente fondamentale per la comprensione evangelica della salvezza. La Riforma protestante del XVI secolo ha insistito sul fatto che la salvezza è “per sola fede”, ma dal Concilio di Trento in poi, la Chiesa cattolica non ha accettato la dottrina della salvezza per sola grazia mediante la sola fede. Infatti, Francesco scrive che “L’inizio della salvezza è l’apertura a qualcosa che precede” (19). La fede, suggerisce il Papa, è solo l’inizio del processo, ma il cammino del credente richiede la fede più le opere, la fede attraverso i sacramenti, e la fede con la Chiesa che impartisce i sacramenti. In altre parole, la fede della LF è la fede che il Concilio di Trento ha definito nei suoi decreti e canoni. Parte del linguaggio è diventato evangelico, ma al suo centro la sostanza teologica è rimasta tridentina.

La terza parte della LF spiega nel dettaglio come ciò avvenga. Qui Francesco (e Benedetto) vuole sottolineare il fatto che la Chiesa è “la madre della nostra fede” (37-38). La nostra fede non è mai nata in noi stessi come individui, ma ci precede e ci segue. E’ attraverso “la Tradizione apostolica conservata nella Chiesa” che la fede nasce e si nutre. Citando il Concilio Vaticano II, Francesco scrive che la Chiesa “racchiude tutto quello che serve per vivere la vita santa e per accrescere la fede del Popolo di Dio, e così nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” (40). Non è più la Parola di Dio che apre la strada, ma la Chiesa. Il modo in cui lo fa è attraverso i sacramenti. In un passaggio rivelatore, LF dice che “la fede stessa ha una struttura sacramentale” (40). Secondo LF, la fede è un incontro personale, ma la fede è anche ricevuta attraverso i sacramenti. Queste sono le due facce della stessa medaglia. Quello che segue è una breve spiegazione della dottrina cattolica romana della rigenerazione battesimale (41-43) e dell’Eucaristia (44-45), che sono la porta della fede e la sua espressione più alta. Il Papa continua a dire che questa dottrina è una ed integra, vale a dire che le dimensioni personali e sacramentali della fede sono indivise (47-49).

Come in tutte le encicliche, anche LF termina con una invocazione a Maria, “Madre della Chiesa, Madre della nostra fede” (58-60). Mentre i discepoli chiesero a Gesù di aumentare la loro fede (Luca 17,5), LF si conclude con una preghiera a Maria: “Aiuta, o Madre, la nostra fede”.
Lumen Fidei ben raffigura l’impiego attuale del linguaggio evangelico in importanti settori della Chiesa cattolica romana. Esso è iniziato con la parola “evangelizzazione” e ora prosegue con la fede come “incontro personale”. L’uso di tale espressione, tuttavia, deve essere messo nel contesto della tradizionale dottrina cattolica romana che è tridentina, sacramentale e mariana.

61. Lumen Fidei, primera Encíclica del papa Francisco

La fe de la LF es la fe que el Concilio de Trento definió en sus decretos y cánones. Parte del lenguaje llega a ser evangélico, pero su núcleo teológico es católico romano.

14 DE JULIO DE 2013

Como maestros supremos de la Iglesia Católico Romana (ICR), los Papas escriben encíclicas para exponer los aspectos de la fe cristiana católica que consideran que pueden ser particularmente relevantes o importantes para la gente de su tiempo.

Las encíclicas marcan el perfil teológico de un pontificado determinado y proporcionan un útil enrejado interpretativo del mismo. Por consiguiente, es interesante leer la primera encíclica del Papa Francisco que fue presentada oficialmente el 5 de Julio de 2013 y se titula:  Lumen Fidei  (LF), (La Luz de la Fe).

Es la primera obra articulada teológicamente desde que se convirtió en el Papa Francisco.

PROYECTO ORIGINAL DE BENEDICTO XVI
El primer elemento que cabe destacar es que realmente es un trabajo que procede de Benedicto XVI, ahora Papa emérito.

Ratzinger había planeado una trilogía de encíclicas sobre las virtudes teológicas del Amor, la Esperanza y la Fe (en este orden). A este respecto escribió  Deus Caritas Est  (Dios es Amor, 2005) y  Spe Salvi  (Salvados por la Esperanza, 2007) y estaba a punto de publicar la última sobre la Fe, habiendo ya completado el primer borrador.
Su inesperada dimisión trajo consigo una interrupción de la misma. Como es de suponer pasó el manuscrito a Francisco quien pensó que sería una buena idea publicarlo como una parte de su misma enseñanza y posteriormente añadir “algunas contribuciones” de su propia cosecha (7).

Nos enfrentamos, por lo tanto, a una encíclica firmada por Francisco, pero conformada en gran medida por Benedicto XVI.

La contribución de Ratzinger es evidente a través de todo el texto. Casi todas las citas proceden o bien de la tradición alemana (p.e. F. Nietzsche, 2; M. Buber, 13; R. Guardini, 22; L. Wittgenstein, 27; H. Schlier, 30) o de la mayor cultura europea (Dante, 4; J.-J. Rousseau, 14; F. Dostoevsky, 16; J.H. Newman, 48; T.S. Eliot, 75).

Queda claro que un erudito como Ratzinger está detrás de estas discusiones. El muy amado Agustín es, con diferencia, el Padre de la Iglesia más citado (p.e. 10, 15, 19, 23, 31, 33, 43, 48). La teología de Agustín fue el sujeto del doctorado de Ratzinger. Los temas y el matiz del pensamiento de Ratzinger también están fuertemente reflejados en la forma en que sus encíclicas tratan los asuntos de la verdad y el relativismo (p.e. 25) o la modernidad y su “totalitarismo” que excluye la fe (p.e. 54).

Aparentemente Francisco encuentra satisfactorio todo esto y, por lo tanto, no hace cambios ni modificaciones.

LF recuerda “el don de la sucesión apostólica” a través de la cual la memoria de “la” Iglesia tiene garantizada la continuidad (49) y la encíclica en sí misma testifica la sucesión ininterrumpida del Papado incluso en lo que se refiere a la doctrina.

LENGUAJE “EVANGÉLICO” PERO …
LF es una larga reflexión sobre la fe, dividida en cuatro partes. Empieza con el carácter bíblico de Abraham y la subsiguiente historia del pueblo de Israel. El lenguaje es bíblico (p.e. la fe se aparta de la idolatría, 13) y el tono es evangélico (p.e. la fe es un “encuentro personal”, 13). Hay un punto en que el texto va tan lejos como para decir que “Creemos en Jesús cuando lo acogemos personalmente en nuestras vidas y viajamos hacia él, aferrándonos a él en el amor y siguiendo sus pasos a lo largo del camino” (18).

Quedándose aquí se puede pensar que éste es un documento evangélico que acentúa el lenguaje personal de la fe. Pero, no es toda la historia. Si se sigue leyendo se encuentra una sección titulada “La salvación por la fe”. Se observa la ausencia del adverbio “sola”, la cual es desde luego fundamental para una comprensión evangélica de la salvación.

La Reforma Protestante del siglo XVI insistía en que la salvación es “por la fe sola”, pero desde el Concilio de Trento, la Iglesia Católico Romana no ha aceptado la doctrina de la salvación por la gracia sola a través de la fe sola.

En realidad, Francisco escribe que “el principio de la salvación es la apertura a algo más importante que nosotros mismos” (19).

La fe, indica el Papa, es únicamente el comienzo del proceso, pero el viaje del creyente requiere la fe más las obras, la fe mediante los sacramentos y la fe con la Iglesia que imparte los sacramentos. En otras palabras, la fe de la LF es la fe que el Concilio de Trento definió en sus decretos y cánones. Parte del lenguaje ha llegado a ser evangélico, pero en su núcleo la sustancia teológica es católico romana.

FE SACRAMENTAL
La tercera parte de la LF se explica con más detalle. En ésta Francisco (y Benedicto) quieren subrayar el hecho de que la Iglesia es “la madre de nuestra fe”(37-38).

Nuestra fe nunca surge en nosotros como individuos, sino que nos precede y nos sigue. Es mediante “la Tradición apostólica preservada por la Iglesia” que la fe nace y es alimentada. Citando al Vaticano II, Francisco escribe que “la Iglesia, en su doctrina, su vida y su culto, perpetúa y transmite a cada generación todo lo que ella misma es, todo lo que cree” (40).

Ya no es la Palabra de Dios la que guía el camino, sino “la” Iglesia. La forma en que lo hace es a través de los sacramentos. En un revelador pasaje, LF dice que “la fe en sí misma posee una estructura sacramental” (40). Según LF, la fe es un encuentro personal, pero la fe también se recibe mediante los sacramentos. Son las dos caras de la misma moneda. Lo que sigue es una breve explicación de la doctrina católico romana de la regeneración bautismal (41-43) y de la Eucaristía (44-45), las cuales son la puerta de entrada a la fe y a su más alta expresión. El Papa continúa diciendo que esta doctrina es una y la misma, es decir, las dimensiones sacramentales y personales de la fe son indivisibles (47-49).

Como es común en las encíclicas, LF también termina con una invocación a María, “Madre de la Iglesia, Madre de nuestra fe”(58-60). Mientras los discípulos pidieron al Señor que les aumentara su fe (Lucas 17:5), LF acaba con una oración a María: “¡Madre, ayuda a nuestra fe!”.

Lumen Fidei representa la apropiación actual del lenguaje evangélico por parte de importantes sectores de la Iglesia Católico Romana. Empezó con la “evangelización” y ahora continúa con la fe como “un encuentro personal”.

El Papa Francisco parece estar liderando el camino en este proceso. Esta apropiación, no obstante, debe ponerse en el contexto de la doctrina católico romana tradicional que es tridentina, sacramental y mariana.

 

60. Los primeros 100 días del papa Francisco

El tema es aprovechar este evento simbólico para empezar a advertir lo que está surgiendo en lo que se refiere a la interpretación del papado de Francisco.

30 DE JUNIO DE 2013

Hace algo más de cien días, el 12 de marzo de 2013, el Cardenal Bergoglio fue elegido para ocupar la “silla de Pedro” convirtiéndose en el papa Francisco, el 266º Papa de la Iglesia Católico Romana.

Esta cuenta da por hecho que Pedro fue el primer Papa y que una cadena ininterrumpida de sucesores ha continuado hasta ahora.

Esta consideración teológica de la historia de la Iglesia es, por supuesto, discutible pero esta no es ahora la cuestión. El tema es aprovechar este evento simbólico para empezar a advertir lo que está surgiendo en lo que se refiere a la interpretación del papado de Francisco.

EXPOSICIÓN CONTINUA
Francisco habla en público cada día. Celebra la misa todas las mañanas a las siete y un sumario de su homilía diaria está rápidamente disponible para los medios de comunicación. La esencia de la misma se publica en el Twitter.

Sus discursos son mucho más sencillos y cortos que los de Benedicto XVI, el lenguaje es espontáneo y la estructura frecuentemente pone de relieve palabras sueltas importantes que forman el cuerpo de su reflexión. Siempre hay una aplicación personal y el destinatario de la misma es “nosotros” más que “vosotros” o “ellos”.

Utiliza muy pocas citas procedentes de la tradición de la Iglesia (los Padres de la Iglesia estaban siempre presentes en las charlas de Ratzinger) y más referencias a los episodios de la vida diaria y citas bíblicas.

A Francisco le gusta estar rodeado de gente. Escogió no vivir aislado en los apartamentos papales sino permanecer en la casa de huéspedes del Vaticano, compartiendo el comedor y otros espacios comunes con otras personas. Sus audiencias públicas de los miércoles en la plaza de San Pedro son menos concentradas en las palabras y están más dedicadas a las interacciones personales.

Normalmente, da la vuelta alrededor de la plaza, se para aquí y allá para tocar a la gente, besar a los bebés y jugar con los niños intercambiando sombreros y recibiendo regalos. El aspecto emocional predomina sobre el cognitivo. Francisco se parece poco a un Papa hierático e inalcanzable y más a un Papa tipo paternal o “hermano mayor”, que muestra toda su encantadora personalidad.

DEL FIN DEL MUNDO A LOS CONFINES DEL MUNDO
Cuando fue elegido, Francisco dijo que venía del “fin del mundo”. Ratzinger había venido del “corazón” de Europa y él viene de los límites del globo partiendo de una perspectiva occidental o Eurocéntrica.

Es consciente de sus orígenes en el sur Global y su historial también determina su objetivo. A menudo dice que la misión de la Iglesia es ir a las periferias del mundo y ser atraídos por aquellos que están fuera de los diferentes centros de poder e influencia.

De donde él viene es donde quiere ir.Ahora que dirige el “centro” de una institución global, será interesante ver que significa ir a las periferias para una organización centralizada y autorreferente como es el Vaticano. Francisco parece dispuesto a desplazar la atención hacia los confines del mundo, geográfica y socialmente.

INFILTRACIÓN EN LUGAR DE CONFRONTACIÓN
Su estilo de razonamiento también se está superando. Mientras que Ratzinger solía ser visto como conflictivo en su acercamiento a la cultura occidental (a menudo golpeando la cabeza del “nihilismo”, la “dictadura del relativismo”, etc.) a Bergoglio se le percibe como una persona apacible que estimula la atención en vez de machacar a sus oyentes.

En los temas de la vida es tradicional pero no de una forma fastidiosa para la gente secular. En el matrimonio es conservador pero capaz de mantener un diálogo abierto con el “lobby gay”.

Su estrategia parece ser la de la infiltración más que la de la confrontación.

Sobre el diálogo interreligioso siempre hace hincapié en la hermandad de todas las personas religiosas, dejando de lado las cuestiones controvertidas. La misericordia tiene la última palabra. El tiene una actitud de abrazar antes que una perspectiva de tira y afloja.

ECUMENISMO ESPIRITUAL
Su talante fraternal también es cierto en lo que se refiere al ecumenismo. Francisco habla mucho acerca de la unidad de los cristianos y enfatiza la importancia de la plegaria común y las relaciones fraternales.

Técnicamente, esto es todo sobre el “ecumenismo espiritual”, es decir, la unidad que se expresa en la oración conjunta, aunque no ha utilizado este lenguaje hasta ahora.

A todos los homólogos no católicos, desde los liberales protestantes a muchos evangélicos, parece gustarles esta actitud y tienen la impresión de que es fácil de llevar por lo que a la unidad se refiere.

En una reciente audiencia en la plaza de San Pedro dijo que había pasado media hora en oración con un pastor evangélico italiano (19 de Junio). Poca gente prestó atención a lo que había dicho antes, o sea, que la unidad significa estar en comunión con el Papa y los obispos.

Más allá del lenguaje aparentemente paulino, avaló el punto de vista católico romano de que la unidad significa estar cum Petro (con Pedro) y sub Petro (bajo Pedro). La relación con el Papa define la unidad cristiana. Entretanto, él ha sido abiertamente mariano en sus devociones y muy centrado en la Eucaristía en sus enseñanzas.

POBREZA, POBREZA …
La pobreza es un lema del pontificado de Bergoglio. La elección del nombre Francisco indicaba todo un programa. Sin duda, le ha dado una tendencia más sobria a lo que significa “vivir como un Papa”.

Lleva una cruz de hierro en lugar de una de oro. Usa vestiduras menos lujosas y pide un estilo de vida sencillo.

En un comentario sobre los recientes escándalos financieros, humorísticamente dijo que Pedro ¡no tenía ningún banco! El problema es que el Papa ¡tiene un banco! ¿Tendrá Francisco el valor de cerrarlo?

La referencia a Francisco de Asís marca su grandeza pero quizás también sus límites. Francisco habló de la pobreza y vivió en la pobreza en el siglo XIII, pero la Iglesia que presentaba permaneció opulenta y siguió en la consecución de sus asuntos mundanos.

¿Será capaz o estará dispuesto el papa Francisco de llevar a cabo en la Iglesia las prácticas que marcan la sencillez y la frugalidad? Tal vez deberíamos esperar otros cien días antes de contestar.

Traducción: Rosa Gubianas

 

Interviu despre Papa Francisc I cu teologul italian Leonardo De Chirico

Au trecut trei luni de la alegerea lui Jorge Mario Bergoglio ca Papa Francisc (12.03.2013). După vîlva creată de demisia lui Benedict al XVI-lea și surpriza primului Papă latino-american, a venit poate timpul primelor evaluări. Am stat de vorbă cu Leonardo De Chirico, teolog evanghelic și participant la dialogul dintre Alianța Evanghelică Mondială și Consiliul pontifical pentru unitatea creștinilor.

Odată cu alegerea Papei Francisc, s-a creat impresia că avem de-a face cu o „noutate”. Este așa?

Ca să spunem adevărul, Bergoglio a fost candidatul care, la conclavul din 2005 ce l-a ales pe Ratzinger, a cules voturile grupului favorabil cardinalului Martini. Iezuit asemenea lui Martini, a fost perceput ca un candidat al „progresiștilor” și, prin urmare, al celor care nu-l doreau pe Ratzinger. Faptul că a avut întotdeauna un profil prea puțin bătător la ochi cu siguranță nu îl face un „parvenit”. Arhiepiscop de Buenos Aires din 1998, cardinal din 2001, Bergoglio este orice altceva, dar nu o noutate. Face parte din establishment-ul catolic din vremea lui Ioan Paul al II-lea.

Și totuși a dat impresia imprimării unei certe discontinuități față de trecutul recent …

Da, sigur, alegerea numelui (Francisc) vrea să evoce o preferință pentru sărăcie, chiar dacă trebuie să ne amintim că Francisc d’Assisi a dorit sărăcia pentru sine, dar a legitimat opulența bisericii lui Inocențiu al III-lea. Cu alte cuvinte, s-a gîndit la sărăcie ca la o alegere pe care puțini ar face-o, nu ca practică a bisericii instituționale. Papa Francisc a vorbit despre sărăcie și a dat cîteva semnale cu privire la un stil de papat mai sobru și mai cumpătat. Și totuși, una este să-ți atragi simpatia opiniei publice cu câteva gesturi demonstrative ale sărăciei, alta să demontezi puterea patrimonială, economică și financiară a bisericii. Pînă acum, totul este ca mai înainte.

De ce a fost ales Bergoglio?

Aș spune din două motive. În primul rînd, pentru a marca o cezură față de Benedict al XVI-lea. În anturajul oficial, nimeni nu va spune vreodată că papatul lui Ratzinger a fost un faliment, dar alegerea lui Bergoglio este o admitere evidentă a acestui fapt. Ratzinger trebuia să readucă vechea lume în ordine, dar a contribuit la îndepărtarea sa de biserică. Trebuia să înalțe ortodoxia doctrinară, dar motivele pentru care va rămîne în amintire vor fi scandalurile Vatileaks, abuzurile sexuale, conflictele în interiorul curiei romane etc. Cu alegerea lui Bergoglio, accentul trece de la doctrină la pastorală, de la papa-profesor la papa-comunicator, de la confruntarea cu post-iluminismul occidental la dialogul cu masele mai simple intelectual din sudul lumii. De la cuvintele ratzingeriene de ordine „credință și rațiune” la cele bergogliene „milă și simplitate”. Catolicismul fluctuează constant între aceste polarități, iar alegerea lui Bergoglio este un indiciu clar al căutării unui nou echilibru intern.

Al doilea motiv?

E un considerent geo-politic. Axa creștinismului s-a stabilit în emisfera sudică. Speranța cu Ratzinger era de a recupera Occidentul, dar această misiune a falimentat. Între timp, Biserica catolică riscă să piardă, dincolo de Europa secularizată, chiar America Latină, odată cu avansul bisericilor evanghelice. Pînă acum, politica catolică a fost aceea de a eticheta evanghelicii drept „secte”, dar aceasta nu a oprit eroziunea în favoarea evanghelicilor. Acum, Biserica catolică pune în fruntea continentului pe nimeni altul decît Papa. Evident, în America Latină se joacă o partidă importantă pentru următoarele decenii. Faptul că Bergoglio este argentinian de origine italiană semnalează dorința bisericii de a se ocupa de acest continent, fără a scăpa din vedere Europa.

Evanghelicii din lume au salutat, în general, cu căldură alegerea lui Francisc …

În America Latină am asistat la predominarea unui sentiment național-sportiv, cu nuanțe de galerie de stadion. Reacția emotivă a stîrnit o identificare ca și cum Bergoglio ar fi fost un „star” care interpretează răscumpărarea unui continent. Aceste reacții au arătat un caracter evanghelic din anumite puncte de vedere superficial și naiv. A produs un anumit impact vederea unui Papă ales mai ales pentru a-i combate, care să fie salutat de evanghelici ca un „campion” național.

Între timp, ce semnale dă Papa referitor la temele dragi evanghelicilor?

Primul discurs al Papei a fost plin de referințe la Maria. Primul act al Papei a fost să încredințeze lumea în mîinile Mariei. Asistăm la un fel de re-marianizare a papatului. Alte indicii au marcat puternica trăsătură universalistă a catolicismului, cum este recenta referire la salvarea tuturor, inclusiv a ateilor. În intervențiile sale, este constantă sublinierea punctelor cardinale ale doctrinei catolice. Totul este asezonat cu un limbaj care pare a fi vecin cu cel evanghelic. Însă e nevoie să știm să trecem dincolo de fragmente și sugestii, pentru a vedea „catolicitatea” foarte învăluitoare și foarte tradițională a Papei Francisc.

Leonardo De Chirico este unul dintre cei mai importanţi şi activi teologi evanghelici din Italia, director adjunct al Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione din Padova şi director al Centrului de studii de etică şi bioetică al aceluiaşi institut. Este doctor în teologie al King’s College din Londra, cu o teză publicată sub titlul „Evangelical Theological Perspectives on post-Vatican II Roman Catholicism”, Frankfurt-Oxford, Peter Lang 2003. În acelaşi timp, este vice-preşedintele Alianţei Evanghelice Italiene şi membru în Comisia socio-politică a Alianţei Evanghelice Europene.

Traducere: Otniel-Laurean Vereş
Text tradus și publicat cu permisiunea autorului.

 

Tre mesi con Papa Francesco. Primo bilancio

Un’intervista a Leonardo De Chirico (12/6/2013)

Sono passati tre mesi dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio a Papa Francesco (12/3/2013). Dopo il clamore delle dimissioni di Benedetto XVI e la sorpresa per il primo papa latinoamericano, è forse giunto il tempo delle prime valutazioni. Ne abbiamo parlato con Leonardo De Chirico, teologo evangelico italiano e partecipante al dialogo tra l’Alleanza Evangelica Mondiale ed il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani.

 Con l’elezione di Papa Francesco è stata data l’impressione che si sia trattato di una “novità”. E’ così?

 A dire il vero, Bergoglio è stato il candidato che, nel conclave del 2005 che elesse Ratzinger, ha raccolto i voti del gruppo favorevole al card. Martini. Gesuita come Martini, fu percepito come il candidato dei “progressisti” e comunque di quelli che non volevano Ratzinger. Il fatto che abbia sempre avuto un profilo poco appariscente non lo rende certo un “parvenu”. Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998, cardinale dal 2001, Bergoglio è tutt’altro che una novità. E’ parte dell’establishment cattolico dai tempi di Giovanni Paolo II.

 Eppure ha dato l’impressione di imprimere una certa discontinuità rispetto al recente passato …

 Sì, certo, la scelta del nome (Francesco) vuole evocare una preferenza per la povertà, anche se bisogna ricordare che Francesco d’Assisi volle la povertà per sé ma legittimò l’opulenza della chiesa di Innocenzo III. In altre parole, pensò alla povertà come ad una scelta di pochi, non come alla prassi della chiesa istituzionale. Papa Francesco ha parlato di povertà e ha dato qualche segnale di uno stile di papato più sobrio e frugale. Tuttavia, un conto è cercare di accattivarsi l’opinione pubblica con qualche gesto pauperistico, altro è smantellare la potenza patrimoniale, economica e finanziaria della chiesa. Sinora è tutto come prima.

 Perché è stato scelto Bergoglio?

 Direi due motivi. Primo per marcare una cesura rispetto a Benedetto XVI. Negli ambienti ufficiali, nessuno mai dirà che il papato Ratzinger sia stato un fallimento, ma la scelta di Bergoglio è un’ammissione evidente. Ratzinger doveva riportare il vecchio mondo all’ordine, ma ha contribuito al suo ulteriore allontanamento dalla chiesa. Doveva esaltare l’ortodossia dottrinale, ma le ragioni per cui sarà ricordato saranno gli scandali dei Vatileaks, degli abusi sessuali, degli conflitti dentro la curia romana, ecc. Con la scelta di Bergoglio, l’enfasi passa dalla dottrina alla pastorale, dal papa professore al papa comunicatore, dal confronto con il post-illuminismo occidentale al dialogo con le masse più semplici intellettualmente del sud del mondo. Dalle parole d’ordine ratzingeriane “fede e ragione” a quelle bergogliane “misericordia e semplicità”. Il cattolicesimo fluttua costantemente tra queste polarità e l’elezione di Bergoglio è un chiaro indicatore della ricerca di un nuovo equilibrio interno.

 La seconda ragione?

E’ una considerazione geo-politica. L’asse del cristianesimo si è spostato nell’emisfero sud. La speranza con Ratzinger era di recuperare l’Occidente, ma questa “mission” è fallita. Nel frattempo, la chiesa cattolica sta correndo il rischio di perdere, oltre l’Europa secolarizzata, anche l’America Latina con l’avanzata delle chiese evangeliche. Sino ad ora, la politica cattolica è stata quella di bollare gli evangelici come “sette”, ma ciò non ha fermato l’erosione a favore degli evangelici. Ora la chiesa cattolica mette a presidio del continente niente meno che il papa. In America Latina si gioca evidentemente una partita importante per i prossimi decenni.  Il fatto che Bergoglio sia argentino di famiglia italiana segna la volontà di occuparsi di quel continente senza perdere di vista l’Europa.

 Gli evangelici nel mondo hanno generalmente salutato calorosamente l’elezione di Francesco …

 In America Latina abbiamo assistito al prevalere di un sentimento nazional-sportivo, con toni da curva da stadio. La reazione emotiva ha innescato un’identificazione come se Bergoglio fosse la “star” che interpreta il riscatto di un continente. Queste reazioni hanno mostrato un carattere evangelico per certi versi superficiale e ingenuo. Ha fatto un certo effetto vedere un papa che è stato eletto soprattutto per contrastarli venire salutato dagli evangelici come un “campione” nazionale.

 Nel frattempo, quali segnali sta dando il Papa rispetto ai temi cari agli evangelici?

 Il primo discorso da Papa è stato infarcito di riferimenti alla Madonna. Il primo atto da Papa è stato affidare il mondo a Maria. Stiamo assistendo ad una sorta di ri-marianizzazione del papato. Altri suoi accenni hanno marcato il forte tratto universalistico del cattolicesimo, come il recente riferimento alla salvezza di tutti, atei compresi. Nei suoi interventi, è costante la sottolineatura dei punti cardine della dottrina cattolica. Il tutto è anche condito con un linguaggio che sembra essere vicino a quello evangelico. Ma occorre saper andare oltre i frammenti e le suggestioni per vedere la “cattolicità” molto avvolgente e molto tradizionale del messaggio di Francesco.